lunedì 17 marzo 2014

SCILLA: Presentato “Reggio è un blues” dal Gruppo “Futuro Donna”


Si è svolta sabato 15 marzo, presso la Sala Conferenze “Casa della Carità” di Scilla, la presentazione del libro “Reggio è un blues” di Antonio Calabrò (Disoblio Edizioni), promossa dal Gruppo “Futuro Donna”. Nel corso della presentazione, sono intervenuti: prof.ssa Domenica Cotroneo (Gruppo Futuro Donna), Salvatore Bellantone (Editore), Aldo Varano (Zoomsud.it), Domenico Canale, Rodolfo Megale e Antonio Moscato (Musicisti), Antonio Calabrò (Autore del libro).
La prof.ssa Domenica Cotroneo ha manifestato l'entusiasmo del Gruppo da lei rappresentato per la presentazione di Reggio è un blues, perché il libro affronta tematiche culturali e sociali, vivifica il pensiero e offre alla gente la possibilità di un punto di vista alternativo dei problemi che la attanagliano, e consente di mettere a fuoco l'importanza dei ricucire quei rapporti interpersonali con l'altro necessari per un riscatto della società. Anche Scilla è un blues, secondo Domenica Cotroneo, perché molti sono i problemi della cittadina ma il libro di Antonio Calabrò offre un momento di riflessione e di discussione su tali problemi, ma anche l'occasione di esprimere il rifiuto del senso di abbandono che si respira quotidianamente, promuovendo la speranza e l'impegno di cambiare le cose, specialmente per le nuove generazioni, che domani abiteranno la cittadina tirrenica.
Salvatore Bellantone ha chiarito come Reggio è un blues sia un'opera che parla di qualsiasi città presente nella provincia di Reggio Calabria e, in particolar modo, della nostra società, perché racconta le problematiche e i disagi maggiori vissuti quotidianamente e consente di guardarsi allo specchio e di intendersi come i principali artefici della degenerazione sperimentata ogni giorno. Si tratta di un'opera, secondo l'editore, ambivalente, in quanto in un primo livello di lettura narra la decadenza di una Regione e dei suoi cittadini, ma in un secondo livello, più profondo e operante nella coscienza individuale, getta le basi per iniziare quel cambiamento tanto auspicato da tutti, partendo dalla responsabilità e dal senso civico di ognuno.
Distinguendo tra giornalisti e scrittori, Aldo Varano ha spiegato come Antonio Calabrò appartenga alla seconda categoria perché diversamente dai primi che trovano un elemento della realtà e lo raccontano in maniera asettica, l'autore di Reggio è un blues invece ha un rapporto sensuale con la realtà, la intuisce e la racconta, evidenziandone le storie, le esperienze, le speranze, i drammi. Secondo Aldo Varano, Antonio Calabrò racconta nel suo la Calabria, rifiutandone le fattezze attuali e proponendo un'altra concezione del mondo, della vita e dei relazioni interpersonali. L'autore di Reggio è un blues vive un rapporto contraddittorio tra la bellezza e la barbarie, vede la bellezza e le potenzialità della Calabria ma ne rifiuta la degenerazione, ne è infastidito come l'inchiostro che si allarga sulla carta assorbente sporcandone la purezza. Il libro è il tentativo dell'autore di ribellarsi alla diffusione dello scempio che viviamo giornalmente e di promuovere un'altra idea di Calabria, concentrata sulla bellezza, l'efficienza e le professionalità sparse su tutto il suo territorio.
Antonio Calabrò ha sottolineato l'importanza per noi calabresi di continuare a crescere, intesa come condizione essenziale per programmare un cambiamento. La Calabria, senza nascondersi, è in pieno allarme rosso perché viviamo nella quotidianità molte difficoltà di ordine sociale, economico, dei servizi, dell'istruzione, della cultura. Quando vengono a mancare le principali strutture su cui si fonda una società, ossia scuole, ospedali, teatri, cinema, biblioteche, trasporti, pulizia e lavoro, vuol dire che la misura è colma, si deve ripartire e si deve farlo specialmente per i giovani che vivono sì in un luogo incantevole ma che offre loro poco. La nostra Regione, ha continuato Antonio Calabrò, è il frutto delle nostre scelte passate sì, ma non possiamo continuare su questa strada, perché in essa non c'è futuro. Dobbiamo mettere a fuoco le nostre colpe e i nostri difetti, magari con uno degli elementi che più caratterizza noi calabresi, l'ironia. Dobbiamo ridere di noi stessi e delle sventure, proprio come facevano i nostri fratelli neri del Sud degli Stati Uniti, dobbiamo auto-purificarci della sofferenza e dei mali che ci tormentano, ma per fare questo dobbiamo esserne coscienti. Il libro ha proprio questo scopo: conoscere come siamo diventati, comprendere come vorremo essere domani.

È stata, insomma, una serata di riflessione e di discussione, allietata come sempre dal blues di Domenico Canale, Rodolfo Megale e Antonio Moscato, i quali hanno accompagnato l'autore in un elenco di ragioni, belle e stupide, per cui Reggio è un blues e per cui occorre impegnarsi.

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