lunedì 2 febbraio 2015

REGGIO: svolta al Mente Locale l'Apericena Disobliata con Gianfranco Cordì e Giuseppe Bagnato, ma si è ricordato Mimmo


Si è svolta domenica 1 febbraio, presso il Mente Locale sito in via del Torrione 63 di Reggio Calabria, l'Apericena Disobliata con Gianfranco Cordì e Giuseppe Bagnato, autori rispettivamente dei libri “Eccomi qua” e “Moira” (Disoblio Edizioni). Nel corso della serata, condotta da Salvatore Bellantone (Editore), hanno partecipato Mattia Milea (Docente in Lingue c/o II S r. Piria di Rosarno e Università per Mediatori Linguistici di Catona) e Antonio Giuseppe D'Agostino (Giornalista).
L'editore Salvatore Bellantone ha inaugurato la serata, spiegando come il senso dell'Apericena Disobliata sia di ritagliare uno spazio conviviale d'incontro, di conversazione e di confronto a partire dai libri e dalla letteratura, per contrastare la solitudine e i solipsismi imposti dalla società virtuale dell'ipercomunicazione, intessendo relazioni concrete e riflessioni serie. Dopodiché, ha ceduto la parola prima a Mattia Milea e a Gianfranco Cordì, e poi ad Antonio Giuseppe D'Agostino e a Giuseppe Bagnato, i quali rispettivamente hanno introdotto e commentato i libri Eccomi Qua e Moira. Il primo, una silloge poetica d'avanguardia suddivisa in tre sezioni il cui senso nascosto è di riflettere sulla politica, sulla filosofia, sui social networks e sui temi cruciali del nostro tempo; il secondo, un romanzo ambientato in Calabria, che ha come tema centrale il viaggio nella terra e nella psiche, alla scoperta di spiazzanti verità.
La conversazione è stata accompagnata in sottofondo dalle note dell'album “Nesci Suli” dei Mattanza e dalla voce del compianto leader del gruppo, Mimmo Martino, scomparso improvvisamente lasciando sola a se stessa l'intera Calabria. Una volta introdotti e commentati i libri previsti nell'appuntamento, gli autori, i relatori e i presenti hanno sentito il bisogno di conversare sulla figura di Mimmo Martino, artista, amico e uomo ineguagliabile, condividendo con gli altri le pagine belle, e tristi, della sua vita, che si ha avuto il piacere, l'onore e la fortuna di vivere. Quindi, si è ascoltato il brano “Un servu e un cristu”, uno dei cavalli di battaglia del cantore reggino e si è riflettuto assieme sul concetto di “giustizia” che viene fuori dalla canzone, evitando di concepirlo come un qualcosa da appiattire al solo livello della giurisprudenza e della legge, ma intendendolo come una prospettiva più generale e più grande, che abbraccia le disparate dimensioni che costituiscono la vita comunitaria. Conoscere se stessi, le ingiustizie della storia e del passato, battersi per i diritti altrui, pensare, mettersi al posto dell'altro, trovare equilibrio nelle cose, innamorarsi della bellezza, avere rispetto per l'altro, progetto da costruire insieme, prospettiva da individuare, trovare la chiave giusta – queste e molte altre sono state le declinazioni di tale concetto, che ha fatto discutere per tutta la serata sottovoce e con amarezza.
La serata, triste ma desiderosa di ricordare, di raccontare e di pensare sul compianto musicista reggino, si è conclusa con un lungo applauso e con un senso di incredulità, difficile da vincere.

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